Pubblicazione n° 3 della “SSER
Sezione Studio e Ricerca”
DISTANZE
“ASTRONOMICHE”
(di Vitantonio Primiceri)
La precisione nella misura di distanze astronomiche è
estremamente relativa... Queste distanze sono completamente
estranee alla nostra quotidianità, poiché le lunghezze con
cui si ha a che fare in astronomia sono molto spesso
inimmaginabili. Con i progressi fatti in ambito tecnologico
si è cercato sempre più di aumentarne la precisione, ma è
ovvio che se si tratta di distanze enormi, non si è più in
grado di effettuare misure “precise al millimetro”. E’
piuttosto probabile che si sia in grado di dare una stima
abbastanza accurata della misura della lunghezza in
questione.
Facciamo ora qualche esempio, in modo da renderci conto
della sterminata vastità dell’Universo.
Partiamo analizzando la distanza di uno degli oggetti più
vicini alla Terra: stiamo parlando del nostro satellite
naturale, la Luna. La distanza media della Luna dalla Terra
è di circa 384.400 Km.
Per effettuare misurazioni accurate in tempo reale della
distanza Terra-Luna, si impiega la tecnologia laser: gli
impulsi vengono infatti inviati da appositi telescopi verso
le apparecchiature riflettenti installate sulla Luna e viene
calcolato il tempo di andata e ritorno dell’impulso. La
distanza Terra-Luna sarà data dalla metà di tale tempo
moltiplicata per la velocità della luce (applicando la
semplice formula spazio = velocità x tempo). Utilizzando
questo metodo si possono ottenere misure molto precise di
tale distanza (basti considerare che un errore di un
millimetro è causato da un errore di un milionesimo di
milionesimo di secondo sulla misura del tempo).
Prima di andare avanti, introduciamo un’altra unità di
misura utilizzata molto dagli astronomi:
l’anno luce.
Un anno luce, come dice il nome stesso, equivale allo spazio
percorso viaggiando nel vuoto dalla luce in un anno. La
velocità della luce nel vuoto è pari a
299.792,458
km/s.
Con un semplice calcolo si può trovare subito il valore in
kilometri di un anno luce: 299.792,458 x 365 x 24 x 60 x 60
= 9.454.254.955.488 km
(detto in breve: novemilacinquecento miliardi di kilometri).
Consideriamo ora il Sole.
La Terra dista dal Sole in media 149.597.870 km (
= 1 Unità Astronomica, altra unità di
misura ampiamente utilizzata), che in anni luce
corrispondono a circa 8,33 minuti luce (il
minuto luce è un sottomultiplo dell’anno luce).
Plutone invece si trova a 5,3 ore luce dalla
Terra (la luce del Sole impiega cioè 5,3 ore per
arrivare fino a Plutone).
Usciamo ora dai confini del Sistema Solare e
andiamo a considerare la distanza della stella a
noi più vicina: Proxima Centauri.
Se potessimo farlo, dovremmo viaggiare alla velocità di
299.792,458 km/s per circa 4
anni prima di incontrare tale stella. Sono distanze enormi e
difficili da immaginare e comprendere.
Volendo fare un modellino in scala usando per la Terra una
pallina da 1 cm di diametro, bisognerebbe porre la Luna a
circa 30 cm di distanza e Proxima Centauri circa 40.000 km
più lontano.
Spingiamoci oltre e consideriamo
ora l’Ammasso Globulare di Ercole (conosciuto
anche come M13). E’ l’ammasso più luminoso
visibile dall’emisfero boreale e contiene
diverse centinaia di migliaia di stelle. La sua
distanza dalla Terra è pari circa a
23.157 a.l. Volendo conoscere la sua
distanza dalla Terra in kilometri basta
ovviamente moltiplicare
23.157 x
9.454.254.955.488. L’Ammasso
Globulare di Ercole si trova, così come tutte le
stelle visibili in cielo, all’interno della
nostra galassia:
a Via Lattea, formata secondo le
migliori stime da circa 400 miliardi di stelle.
Come quella delle altre galassie,
le dimensioni della Via Lattea
sono grandissime.
Essa ha un diametro di 100.000 anni luce. E la Terra non è
altro che un insignificante puntino ospitato al suo interno.
La
Via Lattea, la nostra Galassia
L’unità di misura del “parsec”
Per cercare di facilitare i calcoli numerici evitando di
avere a che fare con cifre impressionanti, gli astronomi
utilizzano anche un’altra unità di misura delle distanze
astronomiche: il parsec (pc). La sua definizione si
basa sul metodo della parallasse trigonometrica, che qui non
è il caso di spiegare. Basta dire soltanto che 1 pc equivale
a circa 3,261507
anni luce.
Allontaniamoci ora dalla nostra galassia e spostiamoci verso
quella a noi più vicina: la Galassia di Andromeda (M31).
Essa dista dalla Terra circa 2,54
± 0,06 milioni dia.l.,
equivalenti a circa
779.000 +/-
180pc.
E’ una distanza incredibile; tale galassia è visibile anche
ad occhio nudo e si tratta dell’oggetto più lontano visibile
dall’uomo senza l’utilizzo di uno strumento ottico. Per
fare un altro esempio, la Galassia Sombrero (si trova nella
costellazione della Vergine) è distante invece circa 29,5
milioni di a.l. (9,0 milioni di pc).
La
Galassia di Andromeda M31
Il
Telescopio spaziale “Hubble”
Ovviamente l’occhio dei telescopi si è spinto ben oltre
queste distanze. Sono stati osservati oggetti distanti
addirittura miliardi di anni luce. E’ stata infatti
osservata dal telescopio spaziale Hubble una galassia
lontana ben 13,2 miliardi di anni luce dalla Terra! E’ forse
una delle prime che si siano formate dopo il Big Bang. Il
telescopio Hubble ha osservato una piccolissima regione del
cielo, eppure in quelle immagini c’erano migliaia e migliaia
di galassie.
Tornando sulla Terra, c’è da sottolineare che l’uomo ogni
giorno è a contatto con unità di misura di lunghezza
decisamente più accessibili: il metro, i suoi multipli e i
suoi sottomultipli. Sicuramente, sentir parlare di anni luce
o di parsec affascina, così come affascina sapere che la
dimensione del diametro del Sole è circa 110 volte quello
della Terra o che la dimensione del raggio della stella più
grande conosciuta (VY
Canis Majoris) è 1800-2100
volte più grande diquellodelSole.
Oppure ancora rendersi conto che tale stella
non è altro
che un piccolo insignificante granello di polvere
nell’enorme “stanza dell’Universo”.
Ecco un affascinante video che riproduce in scala le grandezze
di alcuni pianeti e di alcune stelle...
Vitantonio Primiceri
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Pubblicazione n° 2 della “SSER Sezione Studio e Ricerca”
ASTRONOMIA e MITOLOGIA
(di Vitantonio Primiceri)
Se si osserva il cielo da un luogo abbastanza buio, lontano da fonti luminose, il numero di stelle visibili in una notte è pari circa ad un migliaio.
A prima vista, il cielo potrebbe sembrare un groviglio inestricabile di puntini luminosi ma un osservatore paziente e fantasioso, anche non avendo nessuna nozione di astronomia, potrebbe comunque essere in grado di identificare nel cielo stellato forme geometriche ben precise. E’ questo in sostanza ciò che l’uomo ha fatto fin dai tempi del Paleolitico: osservare il cielo stellato era importante sia per orientarsi, misurare lo scorrere del tempo o definire il periodo della semina e del raccolto, sia per interpretare determinati eventi chiedendo aiuto alle divinità astrali.
Nacquero presto le prime costellazioni (dal latinoconstellatio, cum+stellatus), gruppi di stelle che assumono una particolare forma sulla volta celeste. Queste forme, è ovvio, sono frutto della pura immaginazione dell’uomo e le stelle che nel cielo appaiono vicine tra loro, nello spazio tridimensionale potrebbero trovarsi molto distanti (è solo una questione di prospettiva). Bisogna sottolineare che ciascun popolo ha composto le sue figure e ha dato loro un nome secondo la propria fantasia, lasciandosi ispirare dalla propria cultura. Certamente la tradizione greca insieme con quella romana e araba ha poi influenzato tutto il mondo occidentale.
Oggi con il termine costellazione ci si riferisce sia alla figura formata da stelle specifiche, sia alla precisa regione di cielo racchiusa da determinati confini. L’UAI (Unione Astronomica Internazionale) ha diviso l’intero cielo in 88 costellazioni ufficiali, ognuna con dei confini ben precisi. Le 88 costellazioni si dividono in tre gruppi: 18 costellazioni boreali, 34 equatoriali e 36 australi.
Crono divora Poseidone (dipinto di Rubens)
Le costellazioni visibili dall’emisfero boreale hanno nomi che, come detto, si rifanno alla mitologia classica. Per fare alcuni esempi, la costellazione di “Orione” ha il nome di un famoso cacciatore che, secondo la leggenda, si vantava di riuscire a sottomettere qualsiasi animale; “Cassiopea”, invece, credeva di essere la più bella delle Nereidi, le ninfe del mare; la costellazione dello “Scorpione” è dedicata allo scorpione che secondo la mitologia punse a morte Orione; la “Corona Boreale” (un diadema d’oro creato da Efesto) è simbolo del dono che Dioniso dette ad Arianna, figlia di Minosse e Pasifae, come regalo di nozze: secondo il mito, il diadema divenne in seguito una costellazione.
La costellazione di Orione
La costellazione di Cassiopea
Anche il nome di alcune stelle deriva dalla tradizione classica. Emblematico è il caso delle due stelle più brillanti della costellazione dei Gemelli, Castore e Polluce: questi sono due personaggi della mitologia greca e romana, figli gemelli di Zeus e Leda, conosciuti come i Diòscuri (ossia “figli di Zeus”); la stella più brillante della costellazione dello Scorpione, Antares, ha invece il nome che deriva dal greco e significa “rivale di Marte”: il suo colore è infatti rosso-arancione, simile a quello del pianeta.
La maggior parte delle altre stelle ha nomi parlanti che ne descrivono particolari caratteristiche: Altair, ad esempio, la stella più luminosa della costellazione dell’Aquila, è l’abbreviazione di un’espressione araba che significa “l'aquila volante”; il nome originario della stella Vega, deriva da una trascrizione di una parola araba estratta dalla frase “l’avvoltoio planante”; Aldebaran, la stella più luminosa della costellazione del Toro, deriva il suo nome dalla parolaarabaal-Dabarān, che significa "l'inseguitore", poiché la stella sembra seguire l'ammasso stellare dellePleiadi nel suo moto notturno.
La costellazione della Corona Boreale
La costellazione del Toro
Per concludere (l’elenco è infatti molto lungo!) citiamo Deneb, stella più luminosa della costellazione del Cigno, che deriva il suo nome dall'espressionearabaDhànab al-'Ukàb(La "coda" del cigno).
Le costellazioni dell’emisfero sud erano invece sconosciute nell’antichità e i loro nomi non hanno perciò nessun riferimento mitologico. Tali costellazioni sono state scoperte durante il XVII secolo, il secolo delle grandi esplorazioni. L'abateNicolas-Louis de Lacaille(15 Marzo 1713 – 21 Marzo 1762) astronomo francesepubblicòil Coelum Australe Stelliferum e introdusse 14 nuovecostellazioni australi: laBussola, ilBulino, ilCompasso, laFornace, laMacchina Pneumatica, laMensa, il Microscopio, l'Orologio, l'Ottante, ilPittore, ilRegolo, ilReticolo, loScultore ed ilTelescopio. Molte delle costellazioni australi sono dunque dedicate a nuovi strumenti scientifici o a nuove specie animali (ad esempio la costellazione del Tucano o quella del Pavone).
La costellazione del Pavone nell’emisfero australe
La costellazione del Telescopio nell’emisfero australe
Anche i nomi dei pianeti del sistema solare, infine, sono fortemente legati alla mitologia classica (formano addirittura un albero genealogico): Urano, dio del cielo e sposo di Gea (Terra) è il padre dei Titani (ciclopi e giganti dalle cento braccia). Fra essi, il più importante è Crono (Saturno). Zeus (Giove) è figlio di Crono, e sposa la sorella Era. Ares (Marte) è figlio di Zeus ed Era; Ermes (Mercurio) è invece figlio di Zeus e Maia; Afrodite (Venere) è figlia di Zeus e Dione. Poseidone (Nettuno), dio del mare, è fratello di Zeus.
Analogo discorso si potrebbe fare con i nomi assegnati ai tanti satelliti naturali scoperti negli ultimi tre secoli.
Vitantonio Primiceri
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Pubblicazione n° 1 della “SSER Sezione Studio e Ricerca”
NEUTRINI. Viaggerebbero più veloci della luce.
(di Vitantonio Primiceri)
Negli ultimi mesi si è sentito spesso parlare di “neutrini”. Probabilmente quasi tutti ignorano la loro esistenza, eppure queste strane entità potrebbero mettere in crisi la teoria della relatività di Einstein e la fisica moderna.
Sulla Terra arrivano ogni secondo all’incirca 60 miliardi di neutrini per centimetro quadrato: essi sono prodotti dalle reazioni termonucleari che avvengono all’interno del Sole e attraversano indisturbati la Terra. Attraversano proprio tutto: enormi spessori di acqua, roccia e qualsiasi altra sostanza; sono particelle molto strane poiché per loro la materia è “trasparente” . Esperimenti recenti hanno mostrato che il neutrino ha una massa, seppur molto piccola: da 100'000 a 1'000'000 di volte inferiore a quella dell’elettrone (la massa dell’elettrone è circa uguale a 9.11 x 10^-31 kg). Queste particelle non hanno carica elettrica (da qui deriva il loro nome, coniato da Enrico Fermi, diminutivo di neutrone, un’altra particella neutra dotata di una massa di gran lunga maggiore) e ve ne sono di tre specie: elettronici, muonici e tau. Ogni specie oscilla, cioè si trasforma da una all’altra.
I neutrini interagiscono, seppur debolmente, solo attraverso la forza di gravità e la forza nucleare debole, ma gli scienziati negli ultimi trent’anni sono comunque riusciti a catturare con particolari artifici queste strane particelle per studiarne il comportamento. Il premio Nobel per la Fisica del 2002 è stato assegnato a tre scienziati: Riccardo Giacconi, Raymond Davis e Masatoshi Koshiba. Giacconi ha avuto il Nobel per essere stato il primo a scoprire astri che emettono raggi X; Davis e Koshiba sono stati premiati proprio per essere riusciti a catturare dei neutrini provenienti dallo spazio.
Albert Einstein
Il Rilevatore di Neutrini "OPERA" del Gran Sasso
Gli studi di Antonio Ereditato, fisico italiano e professore all’Università di Berna hanno sconvolto la comunità scientifica: i neutrini sarebbero in grado di viaggiare ad una velocità superiore a quella della luce, una scoperta, che se confermata, rivoluzionerebbe molti aspetti della fisica moderna. Il gruppo di ricerca, guidato dal prof. Ereditato ha condotto negli ultimi tre anni vari esperimenti sulla fisica del neutrino. Ed ecco la notizia del Settembre scorso: un fascio di neutrini generato artificialmente è stato proiettato dal CERN di Ginevra verso il rilevatore di particelle OPERA(Oscillation Project with Emulsion-tRacking Apparatus) del laboratorio sotterraneo del Gran Sasso su una distanza complessiva di circa 723 chilometri, ma il tempo impiegato per coprire tale distanza è stato inferiore di 60 nanosecondi rispetto al tempo che avrebbe impiegato la luce viaggiando nel vuoto (299'792,458 km/s). E’ come se il fascio di neutrini arrivato al traguardo, avesse lasciato indietro di una ventina di metri un ipotetico raggio di luce partito nello stesso istante. Potrebbe essere uno sbaglio sostengono in molti, ma la distanza percorsa è stata calcolata grazie a strumenti sofisticatissimi e il tempo impiegato è stato misurato servendosi di orologi atomici sincronizzati tra Ginevra e il Gran Sasso. La velocità dei neutrini fu già ricavata nel 1987 dall’esplosione di una supernova e si ottenne un valore molto vicino a quello della velocità della luce; nel 2007 un altro esperimento ottenne un valore della velocità simile a quello attualmente in questione, ma la misurazione venne considerata inaffidabile dal punto di vista statistico.
Alcune apparecchiature del laboratorio del Gran Sasso
La struttura sotterranea del laboratorio del Gran Sasso
Se confermata da altri studi ed esperimenti, la scoperta italo-svizzera avrebbe una portata storica: darebbe forza alle ipotesi (per ora fantascientifiche) di viaggiare indietro nel tempo e violerebbe il “principio di causalità”, secondo il quale la causa di qualsiasi fenomeno avviene sempre prima dell’effetto.
Tale scoperta sarebbe quindi in contrasto con il postulato fondamentale della teoria della relatività di A. Einstein, e cioè che nulla può superare la velocità della luce. Se una persona dall’interno della sua auto, che viaggia a 70 km/h, tira dal finestrino un oggetto con una velocità di 20 Km/h nella stessa direzione in cui l’auto viaggia, un’altra persona che osserva la scena dalla strada vedrà l’oggetto muoversi a 70 + 20 = 90 Km/h. Secondo Einstein ciò è vero solo se le velocità in questione sono molto più piccole della velocità della luce: in questo caso, sommando semplicemente le due velocità si ottiene un’ottima approssimazione del risultato vero. Il problema sorge se le velocità sono molto più alte, poiché la semplice somma non dà più il risultato corretto. Ritorniamo all’esempio dell’auto: immaginiamo un’auto ferma e con i fari accesi. La velocità della luce emessa dai fari sarà circa uguale a 300'000 km/s, cioè 300'000'000 m/s; ora immaginiamo che l’auto viaggi con i fari accesi con una velocità di 100 km/h, equivalente a circa 28 m/s. La velocità della luce emessa dai fari dell’auto in movimento, secondo il senso comune, sarà di 300'000'000 + 28 = 300'000'028 m/s. Ma non è così. La velocità della luce emessa dai fari con l’auto in movimento sarà sempre pari a 300'000'000 m/s. Ciò può sembrare strano, eppure è confermato da leggi matematiche. Gli uomini hanno a che fare nella vita di ogni giorno con velocità decisamente molto più piccole della velocità della luce e quanto detto sopra sembra non avere alcun senso.
L'acceleratore di particelle del CERN (Ginevra)
Sezione dell'acceleratore di particelle del CERN (Ginevra)
La velocità della luce nel vuoto è considerata dunque una costante e se ciò non dovesse essere più vero emergerebbero gravi contraddizioni che porterebbero necessariamente ad una ricostruzione profonda della fisica moderna. Intanto sono cominciati negli Stati Uniti alcuni esperimenti che dovrebbero confermare o smentire la notizia, mentre il lavoro tra Italia e Svizzera continua, concentrando la propria ricerca soprattutto sulla capacità dei neutrini di oscillare da una specie all’altra, obiettivo primario dell’esperimento.
Vitantonio Primiceri
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Vitantonio Primiceri
è nato il 19 Dicembre 1992 a Tricase (Le) e risiede
tutt'ora a Casarano (Le).
Ha
frequentato il Liceo Scientifico Statale “Giulio Cesare
Vanini” della stessa città, conseguendo la maturità col
massimo dei voti nel 2011. Attualmente è iscritto alla
Facoltà di Fisica dell’Università degli Studi di Lecce e
da tre anni fa parte dell’"Associazione Astronomica
San Lorenzo" con sede in Casarano. Vitantonio è appassionato di Astronomia, Fisica ed
Astrofisica... Questa sua passione lo ha portato a far
parte dell’Associazione suddetta collaborando
attivamente con essa in tutte le sue iniziative.
g
A.S.L.A. ASSOCIAZIONE ASTRONOMICA "SAN LORENZO"
SEDE
LEGALE ED OSSERVATORIO ASTRONOMICO: via Agnesi, 1 Casarano (Le) - cell.
328/8356836