Io sono Gagarin.
Per primo ho volato,
e voi volaste dopo di me.
Sono stato donato
per sempre al cielo, dalla
terra,
come il
figlio dell'umanità.
"La Terra è blu! … Che meraviglia! È incredibile!"
Queste le indimenticabili parole del maggiore Jurij Alekseevič
Gagarin, che, all'interno della Vostok 1, fu il primo uomo a
vedere dall'esterno il nostro Pianeta.
Il 12 aprile 1961, all’età di 27
anni, Gagarin lasciò la Terra partendo dal Cosmodromo di
Baikonur. Erano le 9.07 ora di Mosca (le 7.07 del meridiano di
Roma); dopo 108 minuti faceva ritorno sulla Terra. Il periodo
orbitale del suo volo era di 89 minuti e 34 secondi, la massima
altezza raggiunta 327 km e la massima velocità 28 260 chilometri
orari. Il veicolo utilizzato da Yuri Gagarin era il Vostok 1,
costituito da un piccolo modulo di discesa sferico avente un
diametro di 2,3 metri. Il modulo era montato sulla cima di un
modulo contenente il sistema propulsivo. Entrambi i moduli
pesavano meno di 5 tonnellate al lancio. Il cosmonauta era
assicurato ad un seggiolino eiettabile, per mezzo del quale uscì
dal modulo di discesa poco dopo il rientro in atmosfera.
La Vostok 1 era montata sulla variante SL-3 del razzo SS-6 Sapwood,
lungo 38,36 metri e pesante al momento del lancio
287 tonnellate. Si trattava di un veicolo a tre stadi, il primo
dei quali utilizzava quattro motori RD-107 che fornivano
ciascuno 102 000 kg di spinta. Durante il volo della Vostok 1,
Gagarin non aveva il controllo del veicolo. Questo perché si
temeva per le reazioni del fisico e della mente in condizioni di
assenza di peso. I russi volevano evitare di correre il rischio
che il cosmonauta perdesse il controllo di sé mentre si trovava
nello spazio, mettendo in pericolo sé stesso e la
missione. Esisteva comunque una chiave che avrebbe consentito al
cosmonauta di prendere il controllo del mezzo in caso di
emergenza o malfunzionamenti.
La Vostok portava a bordo cibo, acqua ed ossigeno sufficienti
per circa dieci giorni; nel caso il retrorazzo non avesse
funzionato, in virtù dell’orbita scelta, la nave sarebbe
rientrata in maniera naturale in atmosfera durante questo
periodo di tempo, e il pilota avrebbe fatto comunque rientro nel
suo mondo natale. Gagarin però non incontrò alcun problema. La
Vostok non era in grado di posarsi dolcemente al suolo e
qualsiasi essere umano che avesse protratto la sua permanenza a
bordo fino al momento del touch down sarebbe perito
nell’impatto. Gagarin quindi dovette eiettarsi ad un altitudine
di circa 7000 metri, dove la temperatura dell’aria è di circa
–30°C. Sebbene il cosmonauta indossasse una tuta spaziale in
grado di garantirgli comfort termico anche a quella temperatura,
Yuri decise di godersi un po’ di caduta libera prima di aprire
il suo paracadute e posarsi al suolo, sano e salvo. La notizia
del volo nello spazio di Yuri Gagarin fece immediatamente il
giro del mondo, e il nome di Gagarin divenne
universalmente noto. Il giorno stesso della sua impresa,
ricevette le congratulazione del leader sovietico Nikita
Chrushev, che successivamente lo onorò del titolo ufficiale di
Eroe dell’Unione Sovietica. Morì sette anni più tardi, il 7
marzo 1968, a 34 anni, in un incidente capitatogli durante un
volo di routine, mentre collaudava un MIG-15. |